venerdì 15 luglio 2016

È nei bimbi la certezza di un futuro migliore (10 aprile 2011)

Un evento da raccontare: PON -Le(g)ali al Sud-
          È nei bimbi la certezza di un futuro migliore

Nei nuovi locali del complesso monumentale della SS. Trinità  c’è stata la manifestazione per la presentazione del P.O.N. C.3 “Le(g)ali al Sud: un progetto per la legalità in ogni scuola” organizzata dal I Circolo Didattico di Vico Equense, (presso il quale io lavoro) in collaborazione con la Polizia Municipale.
In presenza di una buona rappresentanza di genitori, di docenti e di cittadini si sono esibiti i bambini della scuola iscritti a questo P.O.N e il coro stabile che da sempre contribuisce con le sue bianche e flebili  vocine ad allietare gli spiriti riportando l’attenzione su di loro ovvero sugli alunni che sono la vera anima di questi eventi.

Sono stati tanti gli interventi e sono stati tutti significativi: ognuno a mo’ di tassello ha contribuito a comporre il quadro della legalità considerata la via maestra per la convivenza civile… la strada sicura per il miglioramento sociale.

 A moderare l’incontro ha provveduto il Dott. Pino Visconti; a coordinare le presentazioni è stato Ferdinando De Martino, il comandate della Polizia Municipale locale, che ha messo in risalto gli ottimi contributi del Cap. Freg. Dott. Giuseppe Menna, del Col. Maiello Luigi e del Dott. Vincenzo Iurillo.

Nessun relatore ha ignorato la presenza degli alunni che, di volta in volta, sono stati chiamati a intervenire, a esprimersi, a spiegare il percorso intrapreso. E loro, come sempre, non si sono fatti pregare ma con orgoglio, sollecitati e guidati sapientemente dai docenti e dagli esperti coinvolti nel Progetto, hanno risposto apportando spunti di riflessione e di ingenua creatività, riscuotendo continui applausi di incoraggiamento.

Anche l’ospite più atteso della serata non ha deluso le aspettative dei presenti.

E’ arrivato all’improvviso ed è stato accolto con un scrosciante e prolungato battimani.
Presentato con evidente simpatia dalla dirigente della scuola Debora Adrianopoli, egli ha ringraziato tutti e subito ha preso la parola, rivolgendosi immediatamente ai bambini non smentendo così la sua fama di uomo proteso verso l’infanzia, attento alle “voci delle creature”.

Si è presentato come colui che ama camminare in piedi per non doversi inginocchiare… come colui che non ama sempre dire di sì per evitare di diventare un coniglio (riprendendo una similitudine che poco prima aveva fatto la dirigente) che, prima o poi, finisce per essere mangiato e, così dicendo, ha incitato la platea, e soprattutto i ragazzi, a riprendersi in mano la propria vita.

Tuonava decisa e forte la sua voce nella sala quando asseriva:

Quella vita donata generosamente dai genitori rischia di perdersi nei meandri oscuri di questa nostra società che sembra aver perso i “lumi”. E in quest’oscurità si confondono principi e regole, ruoli e orientamenti, fino a rendere possibile il paradosso che ora siano i figli a dover formare i genitori”.

Di qui il suo interesse per i bambini visti come la vera speranza del futuro.

Egli, don Luigi Merola, prete di Forcella e fondatore di un’associazione rivolta ai bambini, sostiene che  sono loro (e solo loro) che con il loro candore, con la loro semplicità, con la loro curiosità e con il loro amore possono sovvertire l’attuale ordine delle cose.

Abbiate il coraggio di fare!”, “Mettete ordine nella vostra vita!”-ha gridato don Merola, rivolgendosi anche agli adulti presenti in sala quasi a dire: “Prendete esempio da questi vostri piccoli che subito si mettono in  gioco, si espongono senza remore: non hanno paura di parlare né di accusare. Si indignano di fronte alle brutture della vita; si guardano intorno e si lamentano dei torti subiti; reclamano giustizia ma sono pronti al perdono”.

Loro chiedono, vogliono sapere, indagano e sono curiosi di scoprire nuove cose. Reclamano regole certe e sono disposti a rispettarle. Ma il vero problema è che queste regole non vengono date: non c’è tempo per questo!

Non c’è tempo per parlare né  tanto meno per spiegare. Si fa prima a demandare agli altri e gli altri spesso altro non sono che i moderni e freddi mezzi di comunicazione. Di qui il proliferare degli amici Web; di qui il ricorso sterile e incontrollato alla chat.

Si passa- dice l’audace sacerdote- più tempo a chattare che non a tavola per mangiare”. E poi esorta, con la solita verve: “Genitori, tornate a fare i genitori. Dialogate con i vostri figli e non dimenticate che l’amore presto finisce, se non lo si coltiva”.
Un modo come un altro per dire che lo sfacelo delle famiglie sta proprio nella mancanza delle regole, nella mancanza del tempo e dell’amore, nella mancanza del rispetto reciproco tra i suoi componenti.

Abbattiamo i muri del silenzio” -continua imperterrito Don Merola.

Se oggi abbiamo bambini fragili è perché ci sono famiglie fragili. I figli sono specchio dei loro genitori, così come le pere marce sono il frutto di alberi malati”-afferma.

Il tutto per invitare gli adulti a dedicare più tempo ai bambini.

Da qui poi è scaturito il plauso per le iniziative della scuola a favore dei piccoli.

È la scuola che, coadiuvata dalle altre Istituzioni presenti sul territorio, deve fronteggiare con piena consapevolezza l’attuale disagio dell’infanzia. Essa deve liberare i bambini dalla cattiva maestra che è la tv.
Quest’ultima  con i suoi programmi “spazzatura” ferisce continuamente gli animi, mortifica gli spiriti, annienta le intelligenze e offende il buon senso.

Meglio è stare insieme agli altri, interagire con i compagni e con gli amici guardandosi negli occhi, parlandosi faccia a faccia. Questo diverso modo di vivere serve per cambiare… per trasformarsi da trascinati a trascinatori.

Ciò significa non fare stupidamente quello che fanno gli altri, ma fare ciò che si sente per assecondare  il proprio naturale modo di essere, per migliorare la propria vita.

Conclude don Merola: -E’ tempo di cambiare per non morire!

Null’altro si è potuto aggiungere a questo suo ineccepibile discorso.

Lui, giovane sacerdote dei nostri tempi, è il primo a darci l’esempio: lascia quotidianamente il sicuro della sua casa per andare incontro agli altri, per condividere con loro la gioia dello stare insieme, del lottare per un mondo migliore, più autentico, più sano, più umano.

Noi, come lui, abbiamo necessità di camminare insieme, fianco a fianco, per non cadere o per non doverci inginocchiare, per non morire.

Don Merola sarà ancora con i nostri ragazzi, in quanto esperto di chiara fama del nostro P.O.N, e già da ora sappiamo che il tempo che trascorreranno con lui non sarà il solito tempo. 

È giunto il tempo per cambiare i tempi: cambiare per non morire.

Il caloroso applauso tributato a fine intervento a don Merola aveva il sapore amaro della triste condivisione.

E sì! Abbiamo bisogno di chi ci scuote, di chi ci apre gli occhi, di chi ci sveglia dal torpore del presente, di chi ci aiuta a liberarci dai lacci che ci imprigionano in una vita senza senso, senza orizzonti.

Allora che ben vengano queste iniziative destinate ai piccoli ma che servono anche ai grandi per riflettere… per avere il coraggio di cambiare rotta.

                                                                      Anna Guarracino


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