sabato 16 luglio 2016

Che bello vedere le "piantine" crescere! (5 febbraio 2014)

PRIMA
(tratto dal sito "Vico Equense on line")



DOPO
(tratto dal sito "Corso Italia News.it" di Vico Equense)
Simona Celentano e il suo Teios: il coraggio di osare
Un musetto timido ma altrettanto determinato: è così che il suo moderatore la descrive, è così che appare al  suo pubblico Simona Celentano, la giovanissima autrice di “Teios- Il palazzo del destino”, Ibiskos Editrice Risolo.


“Ha diciassette anni, vive a Vico Equense (Na) e frequenta il secondo anno al Liceo Classico “P. Virgilio Marone” di Meta di Sorrento”: questo quanto si legge nella breve biografia a fine volume, il suo volume, presentato sabato scorso, primo febbraio, presso la Sala polifunzionale del Complesso “SS. Trinità e Paradiso” di Vico Equense.
Una sala affollata per l’occasione, nessun posto libero, un po’ di persone in piedi ma, cosa ancora più “strana”, tanti e tanti ragazzi.
Tanti e tanti ragazzi, infatti, si sono recati in Via Gaetano Filangieri perché amici della scrittrice o perché, semplicemente appassionati, incuriositi dall’idea che fosse una 17enne a scrivere, peraltro trattando un tema che, di norma, risulta barboso, specie per i teenager: l’epica.
Eh sì, proprio l’epica: quella tanto tediosa nei libri di testo scolastici, ma anche così divertente se presa nel modo giusto. Ed è così che ha voluto “affrontarla” Simona, con semplicità, la stessa che ha saputo comunicare alla platea riunita lì per lei.
Forse è proprio vero che l’epica non è “out” come si crede, se un volume come “Teios- Il palazzo del destino” riesce ancora ad appassionare giovani e meno giovani ed a riunirli in quella che non è la “solita” presentazione di un libro.
Una ventata di novità, forse dettata dalla gioventù dell’autrice, ha saputo far sorridere la platea, oltre ad interessarla, e questo è un qualcosa che non sempre accade quando si tratta di eventi letterari.
Anche l’incipit della serata, invero, è stato particolare a causa del piccolo ritardo del moderatore, l’Arch. Antonio Irlando, al quale la zia di Simona, Maddalena Celentano, ha saputo magistralmente “porre rimedio” con charme e spirito, facendo riferimento ad un ipotetico “sequestro di persone” in platea.
Poco dopo le 17,00, orario previsto per l’inizio dell’evento, è intervenuto l’Arch. Antonio Irlando, giornalista nonché Presidente dell’Osservatorio Patrimoniale Culturale. E’ così che quest’ultimo ha sottolineato come la sua fosse una “testimonianza” più che una presentazione del volume: una testimonianza di un lettore che aveva molto apprezzato il racconto mitologico in stile “fantasy”, condotto con abile ars scrivendi ma, allo stesso tempo la “piacevole architettura”, ovvero il linguaggio nuovo e scorrevole utilizzato da Simona.
Una scommessa, insomma, quella dell’autrice: quella di rendere la bellezza del passato con la semplicità del presente, dimostrando che la cultura non è noia e che non è “lontana” dalla quotidianità; di qui la scelta di ispirarsi a persone reali per ideare i personaggi del libro, figure realistiche passate attraverso il “velo” della mitologia.
Ecco allora che, nel volume, così come nell’arco della presentazione, ritroviamo accanto a lei, le persone che le sono più vicine nella vita reale, ovvero i parenti e gli insegnanti, oltre agli amici.
A parlare di Simona davanti ad un microfono, infatti, oltre all’Arch. Irlando ed alla Prof.ssa Maddalena Celentano (la zia che l’ha “iniziata” alla letteratura), troviamo tre insegnanti molto care alla scrittrice, giacché simbolo di un iter culturale e di crescita: la Maestra Anna Guarracino del Circolo Didattico di Via Sconduci, la Prof.ssa Latessa delle scuole medie e l’attuale Prof.ssa del Liceo, Milena Cuccurullo.
Forse è proprio vero che, come sostiene il moderatore, “i Proff. che contagiano con i virus della curiosità sono una delle fortune della vita”: è anche e soprattutto merito loro, infatti, se Simona ha scritto il volume presentato sabato scorso al quale, ad ascoltare voci di corridoio, seguiranno altri due.
La strada che ha scelto di seguire Simona, è quella della letteratura, a quanto pare.
E pensare che le era anche stato “pronosticato” dalla Maestra Anna, sebbene l’autrice si sentisse più portata per la matematica. Davvero singolare, specie se si pensa al foglio che la stessa insegnante ha tirato fuori sabato scorso, tra lo stupore generale; qui, in una nota, era appuntato un giudizio concernente Simona risalente a quando frequentava la seconda elementare: già allora si denotava l’amore per la lettura dell’allieva che la prediligeva a qualsiasi altra attività scolastica.
Alle dichiarazioni della Maestra Anna, seguono poi quelle dell’insegnante delle scuole medie, la Prof.ssa Latessa, la quale ricorda la frase che era solita ripetere ai suoi allievi: “la scuola è una pallina da tennis, a voi ritorna se fatta bene”.
“Una ragazza buona, timida, brava, vera”, insomma: è così che la descrive l’attuale insegnante del Liceo, la Prof.ssa Milena Cuccurullo che pone l’attenzione su quanto Simona sia diversa dalla massa, avendo partorito il testo mediante “una gestazione lunga e silenziosa, non interferendo con il normale svolgimento delle attività scolastiche”.
Particolari come lei, le scelte di Simona, già a partire dagli aspetti territoriali della Campania che ella tende a rivalutare, palesemente affascinata da luoghi quali il Museo Archeologico di Napoli ed il Lago d’Averno, dove ella ambienta la scena finale del suo libro.
Una sfida, anche e soprattutto, poiché Simona ha avuto l’atteggiamento giusto, quello che l’ha spinta sino a questo traguardo, quello che ha menzionato Papa Francesco non troppo tempo fa e che l’Arch. Irlando ha sapientemente voluto ribadire: il coraggio giovanile di osare con la determinazione di chi vuole riuscire.
                                                                               Francesca Martire


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